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INTERVISTA A ENRICO NASCIMBENI
SANGUINETTO, VERONA. Primo pomeriggio, un caffè di rito e pacche sulle spalle, Enrico Nascimbeni è contento di scambiare quattro chiacchiere con una rompiscatole come me, ormai mi conosce, siamo amici per la penna (ehehe) e ovviamente per la musica, la sua, che io apprezzo moltissimo e … e! Dio solo sa quanto avrei voluto suonare uno strumento nella vita, comporre … Ma questa è un’altra storia. Ora mi concentro e gli faccio una testa così a questo personaggio così particolare (e come non potrebbe esserlo?) che per trovarlo occorre telefonargli almeno venti volte al giorno …. Ma ormai so che è fatto così. Vuole dare il meglio di sé e se non ha tutti i santi nel taschino preferisce stare zitto. Parto in quarta, il caffè è buonissimo, qui non è vietato fumare. Silvia Denti: Enrico, nei tuoi scritti appare spesso la parola dio minuscola. E' normale e immediato per me domandarti: tu hai fede? Enrico Nascimbeni: Ero un ateo. Io guardo il cielo e da quattro anni mi sono convertito (a modo mio) all’Islam. Il nome che mi è stato dato è Abdel Salam (Servo della pace). Prego ma non rispetto le regole della religione musulmana. Non faccio il Ramadan. Ma ho letto molto bene il Corano e a volte vado a pregare in moschea. Ma potrebbe essere una strada, un cesso o la mia mente. Sono un credente ateo …..Insomma è un casino. Silvia: Ma dai … quale casino! Affascinante il nome Abdel … e poi qualcosa del Corano ho letto pure io, credo occorra, per un occidentale, del coraggio per seguire queste discipline. Ti ammiro un sacco. Ridiamo entrambi, ma il sorriso è misto al colore del cielo, leggero, sereno. Silvia : Quale canzone fra le tue, senti più somigliante a te? Mi spiego: qualcuno direbbe autobiografica, io preferisco usare il termine tua, della tua anima, della tua pelle, empatica. Enrico: Forse è La canzone più bella del mondo. Del cantautore spagnolo Joaquin Sabina. Della quale ho fatto il testo in italiano, a modo mio. E’ testamento morale e immorale della mia vita. Forse lascerò la musica e, come canto nel brano: “Andrò a insegnare ai bambini il canto dei cigni ….”. Ma in verità ce ne sono tante altre. Ogni canzone che scrivo è autobiografica. Silvia: Speciale! Intendo il pensiero di insegnare il canto dei cigni ai bambini … Enrico fischia, o quasi, ci prova ad imitarlo il canto dei cigni … Silvia: Eri legatissimo a tuo padre Giulio. Cosa aveva lui più di te ( o meno di te)? Cos'era che te lo faceva sembrare tanto grande, anche se di fatto lo era per tutti? Enrico: Più di me l’intelligenza e il saper scrivere un articolo. Meno di me il suo conformismo e il non voler uscire dai binari della vita borghese. Silvia: Un connubio che farebbe bene a qualsiasi figlio! Quale la cosa più importante che Giulio Nascimbeni ti ha insegnato come padre? Enrico: L’umiltà e l’essere un uomo onesto. Silvia: Rimanendo su tuo padre: ricordo che in qualche suo trattato sulla scrittura disse, a proposito della stesura di un romanzo, che il bravo autore è colui che rimane semplice nelle esposizioni, lineare, capace di dare forma alla narrazione rendendola limpida. Tu come la pensi? Hai seguito questo consiglio? Enrico: Penso che l’arte non abbia delle regole fisse. Sicuramente quello che ha scritto papà è giustissimo. Ma non una regola assoluta. Silvia: Di te mi piace l'essere "randa", che sta per randagio, ma in senso positivo, assomigli ai cani liberi, quelli che anche tu ami tantissimo. In quanto ti riconosci? Cosa ti accomuna ai cani? Enrico: In tutto quello che hai scritto. Sono un randa a vita. Ai cani? Mi accomuna il non chiedermi perché si ama o perché non si ama. L’amore, per me non ha domande né spiegazioni. E’ puro istinto. Silvia: Hai avuto un insegnante al liceo che è diventato Roberto Vecchioni. Siete amici, avete scritto pezzi assieme, note meravigliose, cosa ti è rimasto del liceo di Milano e di quel professore di lettere? Te lo chiedo perché anche io ho avuto un professore di cui sono diventata amica, è stata un'esperienza che ha saldato certe mie convinzioni, ha forgiato il mio carattere, anche se in maniera ovviamente differente da te. Io non ho mai composto musica (magari!), eppure quel mio prof rimane spesso un esempio, parlo di sfumature, di modalità. Enrico: Non so quello che rimanga del liceo classico Beccaria. Erano altri tempi e si poteva sognare. Di quel professore mi è rimasto un amore infinito per lui e la sua poesia. Silvia: C’è un filosofo tra quelli conosciuti a scuola che preferisci? Che ti ha lasciato qualcosa? E per quale motivo? (Tanto per rimanere in tema scolastico). Ridiamo entrambi, ma forse ricordiamo i tempi della scuola, eravamo giovanissimi … Enrico: Il mio bidello al liceo: “Quelli che prendono le prime focacce all’intervallo sono i più intelligenti. Perché sono ancora calde”. E la mia tata, Nives: “Goditi la vita, bambino mio”. Silvia: Grande!!! Ma … chi è veramente Enrico Nascimbeni? Enrico: Chiedilo a lui. Perché lo chiedi a me che sono solo la sua immagine? Silvia: Ti sarebbe piaciuto avere dei fratelli? Enrico: Sì. Mi sentirei meno solo adesso che non ho che me stesso. Silvia: Un uccellino mi ha rivelato che sei uno molto innamorato delle donne. C'è stata una figura più forte delle altre nella tua esistenza? Una che ha segnato il tuo percorso? (Non sei obbligato a dirne il nome). Enrico: Ogni donna della mia vita mi ha lasciato qualche cosa. E portato via altrettanto. Due divorzi. Traditore professionista (ora sono cambiato … non so se per saturazione o maturazione). Nessuna di queste donne mi ha lasciato un figlio purtroppo. Quindi cerco ancora la donna della mia vita. Che sia tanto troia quanto donna di casa. Madre. Sorella. Amica. Forte, ma non rompicoglioni. E le donne del terzo millennio sono troppo spesso delle gran rompicoglioni che ti mettono in discussione anche mentre fai la doccia. La troverò? Mah … Silvia: Non dovrei essere io a dirtelo (in quanto di sesso opposto al tuo), ma … le donne sono naturalmente rompi … però hanno dei lati che all’uomo mancano. Come fareste voi, leoni della foresta, senza le tigri? Scoppiamo a ridere di gusto adesso. Mentre si è fatto pomeriggio inoltrato. Silvia: Sai cosa mi colpiva di te? Quando non ti conoscevo intendo. Che non hai mai snobbato nessuno. Sei sempre stato disponibile. Con tutti. Cani e porci. E poi sei uno scorpione, come me, ecco perché per certi versi mi somigli. Svagato, stralunato, generoso, disponibile, vero. Se tornassi indietro cosa cambieresti di Enrico? Enrico: Non abbandonerei mai la musica. Per vent’anni ho mollato la musica e ho fatto il giornalista. Per spirito di emulazione nei confronti di mio padre. Ho sbagliato. Silvia: No, non esistono sbagli, soltanto passaggi obbligati dalla voglia di uscire dai binari. E poi ti sei fatto le ossa come scrittore, no? Il tuo libro, il primo in poesia, che adesso stai ristampando con Rupe Mutevole, L'amore ai tempi di Myspace (che oggi diventa facebook) ha stra-venduto. Era lì per superare la grande Alda Merini. Pensi sia un successo meritato? Enrico: Non devo essere io a dirlo. Silvia: Allora te lo dico io: meritatissimo. Ma … quasi quasi Enrico Nascimbeni si commuove … e lo pensavo un duro …!!! Ma dai! Silvia: Ovviamente sei un inquieto, nel senso della collocazione di stile letterario, ma non puoi non esserlo nell’indole. Quando ti sei sentito più in fermento nella tua vita? Insofferente, con la voglia di spaccare il mondo intendo... Enrico: Negli anni Ottanta. E adesso. Silvia: Sei arrivato a 50 anni e hai scritto GENERAZIONE MENO X. E' un romanzo carino, intrigante, ironico, è il genere che affascina gli indecisi, quelli che amano capire se stessi. Tu hai imparato a comprenderti? Enrico: Carino? E’ bellissimo. Grrrrrrr. Hahahahahahah. (Eccolo, tipicamente permaloso, adesso ridiventa un duro …) Se mi capissi non scriverei una riga. Il non capirmi è lo stimolo che mi porta a scrivere libri e canzoni. Silvia: Ti sopporti? Convivi bene con te stesso? Enrico: Assolutamente no. Come canta Vasco : “Io non so stare con me …” Silvia: Tema: Niente è più realtà del sogno. Enrico: Penso che chi non sappia sognare (anche ad occhi aperti) viva una vita lineare. E per me “lineare” è una parolaccia. Una bestemmia. Silvia: Enrico, quando ti decidi a musicare la mia canzone? Enrico: Quando me la pagherai un milione di euro. Ne ho giusto bisogno perché voglio costruire un allevamento di stelle. E ti pareva? La mia canzone non la musica, però io adesso, qui, seduta sulla poltrona del salotto, mi ascolto Occhi, anzi sapete che faccio? Me la faccio suonare e cantare dal vivo, proprio qui, a Sanguinetto, a casa di Enrico Nascimbeni.
SILVIA DENTI
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